Antoni Gaudì: l’ispirazione viene dall’alto

Barcellona, opera d’arte a cielo aperto

Si chiama Trecandìs, ma forse non tutti la conoscono. E’ quella tecnica che consiste nell’applicazione di frammenti di ceramica e vetro, tagliati in modo irregolare e fissati su un intonaco bianco.

Se ancora però faticate a metterla a fuoco, allora sarebbe davvero l’ora che prendeste in considerazione l’idea di fare un salto a Barcellona, che Antoni Gaudì ha trasformato con il suo genio da bellissima città in opera d’arte a cielo aperto.

 

Giganteschi mosaici sui generis: il Trecandìs

Potreste passare ore incantati a Parque Guell, o nell’interno di quell’incredibile dimora onirica che è Casa Batllò.
Comunque, a prescindere da quale casa intendiate prendere in esame, o quale monumento barcellonense preferiate, il Trecandìs è una tecnica onnipresente e pervasiva che imparerete a riconoscere ovunque: dai caratteristici lampioni, alle più impressionanti architetture dell’ermetico Gaudì, vi ritroverete faccia a faccia con questo gigantesco mosaico sui generis.

Fu proprio Gaudì a sperimentare per primo questa particolare decorazione, tipica del periodo modernista. Si tratta, per certi aspetti, di una diversa riproposizione del mosaico arabo, coniugato con la nascente necessità di adattarsi a spazi e a forme differenti, assecondando un imprevedibile e vivace cromatismo asservito alle ispirazioni del maestro catalano.
Una tradizione millenaria, quella del mosaico in terra catalana. Come dicevamo, le influenze arabe sono da tempo immemore il nucleo storico e culturale della Spagna meridionale, influenze che hanno prodotto contaminazioni fondanti e fondamentali nella coscienza iberica. Parte di questa tradizione di fatta di ceramica ed armonici disegni, è contrassegnata dall’amore per il mosaico in tutte le sue forme, e l’applicazione del Trecandìs è certamente una delle più suggestive conversioni di questa antica tecnica decorativa.

 

L’innovazione progettuale di Antoni Gaudì

Tornando a Gaudì ed alla sua sperimentazione ceramica, non si può fare a meno di notare che essa in realtà sembra assecondare più la necessità di adattamento alla forma strutturale, che l’applicazione di un’innovazione vera e propria.
Basterà leggere una qualsiasi guida per avere immediatamente chiaro che la vera innovazione dell'”Architetto di Dio” non sta nella decorazione, ma nella tipologia di struttura e architettura che adotta. Casa Batllò è un ottimo riferimento per rendersi conto di queste innovazioni che Gaudì portò nel mondo della progettazione: ogni linea strutturale della casa è curva, ondulata, spiraliforme. Ogni angolo, visuale o scorcio è unico e sorprendente: diverso e all’avanguardia anche per i parametri odierni.
La peculiarità del suo modo di concepire il senso della struttura risiede nel vitalismo intrinseco di tutte le sue costruzioni che assomigliano a creature viventi, in un enorme gioco organico fatto di rimandi e lirismo.
In questo crescendo di curve e linee sinuose, si “incastra” e si interseca il mosaico ceramico.

 

Il mosaico si fonde con l’architettura

La particolare predilezione di Gaudì per il Trecandìs che l’ha reso famoso, è stata dettata in massima parte proprio dalle sue capacità d’adattamento.
Il motivo è chiarissimo: l’unico modo per decorare con della ceramica una superficie ondulata, è quella di spezzarla per ricreare un disegno diverso. L’effetto, sulla maggior parte di questi edifici, è quello di una gigantesca squamatura che contribuisce a conferire quel senso di vitalità alle costruzioni: la sommità di Casa Batllò ha l’aspetto di un drago vivo e accovacciato.
Il Trecandìs è quindi una tecnica versatile e composita, che permette di fondersi fino in fondo con l’architettura che ricopre. Così anche la sommità della Sagrada Familia, dove sui pinnacoli della Natività Gaudì perfezionò tale tecnica aggiungendo alla ceramica anche il vetro di Murano.
Viene voglia di provare anche a voi, vero?
Bastano solo un po’ di stucco, piastrelle colorate ed un pizzico di fantasia …