ArchiNatura: la California Academy of Sciences

Ricostruire il legame tra Uomo e Natura

Pensando al legame stretto che lega l’uomo alla natura, siamo naturalmente portati ad immaginare spazi di aperta campagna, incontaminata, dolce o selvaggia, in cui l’intervento umano sia come un tocco di colore che non disturba la visione d’insieme.

Le nostre giornate sono spesso scandite da spazi ristretti, chiusi, senza apertura verso l’esterno.

Ma è sempre vero?

O forse, anche all’interno di contesti urbani, possiamo recuperare quel legame con la Natura, lo spazio esterno ed il territorio che ci ospitano e ci circondano, per “vivere l’esperienza” del luogo in cui siamo immersi e passare da spazi esteticamente significativi a veri e propri “spazi parlanti” che dialogano con l’ambiente esterno?

 

Una visione proiettata al futuro

Ad aprire una nuova strada nel legame tra Uomo e Natura, tra Architettura e Natura, o ArchiNatura, è stata ancora una volta la capacità visionaria di Renzo Piano: nella riqualificazione della California Academy of Sciences di San Francisco, ispiratosi liberamente al magnifico ambiente circostante, Piano ha creato un edificio di poetica purezza, un modello di riferimento per le generazioni future che rivoluziona il nostro concetto di “vivere uno spazio” ed il rapporto con le risorse naturali a nostra disposizione.

Dalla base al tetto del nuovo edificio della California Academy of Sciences, le scelte dietro ogni elemento costruttivo riflettono infatti lo sforzo per garantire efficienza energetica, ridurre l’impronta ecologica, preservare le risorse naturali.

 

Innovazione tecnologica verde

Partiamo dal tetto, un vero e proprio giardino di 50.000 metri quadri che affaccia sul Golden Gate Bridge.

La copertura, studiata e realizzata in collaborazione con ecologisti, architetti del paesaggio, biologi ed orticoltori per ricreare la biodiversità di un ecosistema naturale, si basa su un nuovo sistema modulare biodegradabile composto da vassoi in cocco, legno e lattice naturale che alla fine del processo di decomposizione mantengono un tappeto di vegetazione compatto: un sistema che garantisce lo sviluppo di un suolo naturale ideale per la vita delle piante, il recupero di 14.000.000 di litri di acqua piovana, la naturale riduzione della temperatura interna in Estate di circa 6° e l’annullamento di qualunque forma di condizionamento artificiale grazie ad un sistema automatico di oblò per la ventilazione naturale dell’edificio.

Come se non bastasse, 60.000 celle fotovoltaiche multi cristalline producono più del 10% dell’elettricità necessaria; pareti completamente aperte verso l’esterno garantiscono il 90% della luce negli spazi interni dell’Academy; impianti di riscaldamento radiante riducono del 10% le necessità energetiche dell’edificio; il 95% dell’acciaio utilizzato è riciclato; l’85% dei materiali per l’isolamento proviene da scarti di lavorazione industriale, tra cui blue jeans usati; 120 tonnellate di materiale risultante dalla demolizione della vecchia Academy è stato riutilizzato; l’acqua utilizzata nell’Acquarium viene prelevata direttamente dall’Oceano Pacifico …

Per aver raggiunto gli obiettivi di sviluppo sostenibile del sito, risparmio idrico, efficienza energetica, selezione dei materiali e qualità dell’ambiente interno, la California Academy of Sciences ha ottenuto la certificazione LEED-Platinum rilasciata dal U.S. Green Building Council.

 

Immergersi nella complessa bellezza della Natura

“Io cerco di raggiungere la fondamentale emozione di un luogo. Il design del tetto è come aver alzato un pezzo di parco ed averci mezzo sotto un edificio … Questo museo ha sempre lavorato su tre livelli – l’esposizione delle collezioni, l’educazione del pubblico, la ricerca scientifica. Lo spirito di questo nuovo edificio è di annunciare e rafforzare questa complessità di funzioni” (Renzo Piano a proposito del progetto California Academy of Sciences).

Complessità di funzioni che si esprime, a livello progettuale ed architettonico, nel sottile abbraccio di colonne d’acciaio sottilissime, quasi una contemporanea foresta, e nell’apertura delle vetrate verso il parco circostante.

Nell’ampio volume centrale, dove lo sguardo può spaziare sulle quattro direzioni assiali (Renzo Piano lo chiama La Piazza), la leggerezza degli elementi metallici di copertura, insieme ai soffitti trasparenti, conferiscono a questa sala luminosa le caratteristiche di uno spazio all’aperto.

Uno dei termini preferiti del curatore dell’Academy è “immersive”, concetto derivato dall’atto dell’immergersi. Qui, nel centro dell’edificio, i visitatori si ritrovano appunto “immersi” nella magia prodotta dal maestoso volume della copertura, dai riflessi abbaglianti dell’acquario nonché dalla visione delle formidabili protuberanze che affiorano su entrambi i lati e che formano il singolare disegno ondulato del progetto.

Per godere dello spettacolo di 900 specie animali acquatiche, del più grande planetario digitale del mondo, dell’intero scheletro di un esemplare di Tyrannosaurus Rex, della foresta tropicale contenuta nella cupola di vetro per esposizioni più larga al mondo … non vi resta che volare a San Francisco!

Che aspettate?