Architettura estrema all over the world

Eternità è un istinto naturale

Che l’uomo esprima la sua creatività geniale con costruzioni a dir poco ardite, templi, chiese e palazzi, è una costante che si manifesta fin dagli inizi delle più antiche civiltà.

Le sette meraviglie del tempo antico comprendevano opere architettoniche di monumentale grandezza come le Piramidi di Giza, il Colosso di Rodi, il Faro di Alessandria.

Ma anche in tempi più vicini a noi, nel fiorire dell’epoca medievale, mastri architetti innalzavano meravigliose cattedrali che toccavano il cielo con le loro ardite strutture ad archi rampanti.

Stupire per lasciare un segno eterno nella storia è un istinto connaturato al genere umano.

L’architettura è l’arte che, più di ogni altra, permette di realizzare questo impulso naturale.

Ma non è solo grazie ad altezze vertiginose o ad imponenti strutture che l’architettura può stupire e far riflettere: in questo viaggio scopriremo alcune opere architettoniche di ultima generazione che, per la loro originalità e “stranezza”, lasciano di stucco.

Seguiteci!

 

L’architettura abbraccia la natura (e viceversa)

E’ una delle più rilevanti tendenze architettoniche degli ultimi anni inserire la natura nella struttura di un edificio o integrare un edificio nell’ambiente circostante.

Nel primo caso merita una menzione speciale l’One Central Park di Sydney, il giardino verticale più alto del mondo.
Questo capolavoro di tecnica architettonica è stato progettato da Jean Nuovel e dallo studio PTW in collaborazione con il botanico francese Patrick Blanc.

Una parete verde, viva e traspirante, si eleva nello skyline di Sydney fino a 116 metri di altezza, perfezionando il concetto di giardino pensile. A Babilonia resterebbero meravigliati!

Il parco verticale comprende più di 300 specie diverse di piante, 190 native australiane e 160 esotiche, coprendo il 50% delle facciate del complesso dal secondo al trentesimo piano.

One Central Park è uno splendido esempio di architettura vivente che dona respiro alla città.

Cliff House by Modscape e +node partecipano invece al secondo filone architettonico, dove è l’edificio ad integrarsi nell’ambiente naturale circostante.

Aggrappato alle scogliere della costa australiana di Victoria, il progetto Cliff House sembra sfidare le leggi della gravità, offrendo al tempo stesso una vista sull’oceano senza paragoni!

La “casa” modulare diventa così una naturale estensione della parete di roccia piuttosto che un’aggiunta, creando un’assoluta connessione con l’oceano.

La totale apertura verso l’esterno crea l’arredo: minimalista e con pochi elementi strutturali di spicco, l’interno è una parentesi che garantisce una fruizione totale ed “immersiva” nel progetto architettonico. L’esperienza spaziale della location diventa il punto focale del design.

Meno avveniristico, ma pur sempre interessante nel suo aspetto olistico, è il progetto +node: una casa progettata dall’architetto Keisuke Maeda a Fukuyama, nel Giappone meridionale.

Rielaborando la tradizione della “casa nel verde” (ricordate Fallingwater, la Casa sulla Cascata progettata da Frank Lloyd Wright?), +node sembra un nido per uccelli a dimensione d’uomo.

Un progetto esplicitamente costruito per e nella natura: i due piani perpendicolari si incrociano formando un’armonica croce sospesa nel vuoto a dieci metri d’altezza dal suolo, in cui la natura può crescere libera attraversando la struttura in legno.

Pareti a vetri focalizzano la vista verso la foresta circostante: l’armonia fra interno ed esterno, alto e basso, microcosmo e macrocosmo, così cara alla cultura giapponese, trova qui la sua massima espressione. Ecco un progetto da vivere!

 

Va’ dove porta l’immaginazione

Di immaginazione, fantasia e creatività gli architetti contemporanei non fanno difetto.

Però, a volte, i progetti che escono dal loro cilindro hanno bisogno di spiegazione, come fossero opere di Picasso o di Dalì.

Prendiamo il caso di S-House, la casa trasparente progettata dallo studio di architettura Yuusuke Karasawa: questa casa situata vicino alla stazione Omiya a Saitama, in Giappone, sembra voler farci riflettere sulla perdita della dimensione privata nell’era digitale.

Tutto è aperto al pubblico, un grande fratello quotidiano, in cui le strutture in acciaio a zig zag collegano i cinque piani in un intreccio labirintico degno di Minosse: il risultato è un open space caratterizzato da un pattern ultra moderno, estremo e al tempo stesso minimale, in cui nulla è nascosto.

I produttori di tende ringrazieranno!

Molto più “logico”, con una forte impronta sociale che integra la dimensione pubblica/privata, è invece il progetto Markthall a Rotterdam.

Inaugurato il primo Ottobre, questo nuovo gioiello di architettura progettato dallo studio MVRDV nel cuore del quartiere Laurens è una struttura che unisce in un unico edificio differenti funzioni: il mercato coperto, gli appartamenti, i bar, il parcheggio (anche di biciclette, of course: siamo in Olanda!).

Con i suoi 95.000 mq e 40 metri di altezza, Markthall diventerà il fulcro della vita del quartiere ed uno dei poli aggregatori di tutta Rotterdam, attirando clienti e visitatori in cerca di prodotti tipici o di un concerto serale.

Una combinazione unica nel suo genere: abitare in centro con tutte le facilità sotto casa … questo vuol dire pensare alle esigenze dei cittadini!

E Santiago Calatrava dove lo mettiamo? In questo nostro viaggio l’archistar spagnola non poteva mancare!

E’ dalla sua testa che nasce Peace Bridge, il ponte-spirale che attraversa il fiume Bow a Calgary in Canada, uno dei progetti di ingegneria architettonica più sorprendenti ed originali di quest’anno.

Questo ponte iconico, attorcigliato su se stesso, è a dimensione di pedone e di ciclista: viene attraversato infatti ogni giorno da più di 6.000 persone che rinunciano ai mezzi pubblici e privati per raggiungere il centro della città.

I 126 metri del Peace Bridge brillano di un rosso acceso di giorno e soprattutto di notte, quando un’attenta illuminazione esalta i giochi di riflessi e la brillantezza dell’acciaio, diventando così non solo luogo di passaggio ma tappa obbligata per turisti e curiosi che visitano Calgary. Complimenti Santiago!

Sugli Alti Tatra in Slovacchia sono atterrati gli alieni?

Don’t worry, è solo arrivato lo studio di architettura Atelier 8000 a progettare il più strano ed originale rifugio alpino al mondo!

Kezmarske Hut, questo scintillante cubo monolitico in bilico sulla roccia, sembra sempre sul punto di rotolare lungo il fianco della montagna.

Non è un giocattolo abbandonato in mezzo alla neve e nemmeno un mega cubo di Rubik.

Al contrario, il rifugio offrirà agli alpinisti in visita ai Carpazi, per tutto l’anno, un alloggio sostenibile e funzionale: vetro, metallo e pannelli fotovoltaici renderanno la facciata riflettente e fredda, mentre gli interni realizzati in legno risulteranno caldi ed accoglienti.

Kerzmarske Hut per ora è solo un progetto, ma siamo certi che rivoluzionerà l’architettura: estetica e sostenibilità dialogheranno senza annullare le rispettive unicità.

 

La bellezza è un concetto personale, l’innovazione è un dato di fatto.