Case sugli alberi, tra sogno e realtà – 1° parte

Vivere sul pero

Prende una piacevole sensazione di libertà immaginare la vita sospesa tra i rami degli alberi, come Tarzan nella giungla o in una foresta incantata.

Il pensiero umano ha sempre viaggiato con la fantasia, e quindi creato e raccontato dimensioni mitiche in cui regna l’armonia fra uomo e natura.
Yin e Yang rappresentano simbolicamente quest’essenza universale ed eterna.

Trasferendoci dal mondo dell’iperuranio a quello della realtà, le case sugli alberi, di qualunque dimensione, forma e colore, concretizzano quel sogno di armonica naturalità con l’ambiente circostante che è tipico dell’uomo.

Ecco quindi prendere forma progetti da vivere e, perché no, anche da mostrare agli occhi del mondo grazie alla “collaborazione” di querce, abeti, palme, aceri; progetti nati per il desiderio di bellezza, per la necessità di difesa, per una scelta di vita.

Il nostro racconto sulle case sugli alberi, di cui questa è solo la prima parte, non sarà il solito elenco delle “10 più belle case sugli alberi al mondo” (anche se vi consigliamo la lettura) ma un tentativo di mostrarvi la storia e la strada, reale o immaginaria, di cosa sia “vivere sugli alberi” e a quali risultati abbia condotto.

 

Innanzitutto è fantasia: da Il Signore degli Anelli a Star Wars

Se ancora qualcuno non conosceva Il Signore degli Anelli versione originale, il poema scritto da Tolkien a metà del XX secolo, Peter Jackson ha reso celebri in tutto il mondo le avventure degli abitanti della Terra di Mezzo in lotta contro il male per la distruzione di un anello.

Tra tutti gli abitanti di questa mitica Terra di Mezzo, ce ne sono alcuni che si distinguono dagli altri per il fatto di essere immortali: essi sono gli elfi.

E come esprimere questa diversa condizione (oltre che con effetti speciali e poteri “magici”)?
Semplice, attraverso le soluzioni abitative!

Fateci caso: tutte le volte che incontriamo degli elfi nei racconti di Tolkien, essi vivono a stretto contatto con la natura, non per sfruttarne le risorse ma per immergersi letteralmente in essa.

“Tra i loro rami frondosi e le loro foglie sempre vibranti, brillavano innumerevoli luci, verdi, oro ed argento. Haldir si rivolse alla Compagnia. «Benvenuti a Caras Galadhon!», disse. «Questa è la città dei Galadhrim ove dimorano il Sire Celeborn e Galadriel, la Dama di Lórien»”.

Le parole di Tolkien sono certamente il miglior racconto, mentre le immagini a lato sono uno stimolo ad immaginare.

Da un passato mitico ad un futuro altrettanto fantasioso.

In una galassia lontana lontana, navi spaziali ribelli, colpendo da una base segreta, hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Galattico”.

Avete capito tutti dove siamo.

Ne Il Ritorno dello Jedi, mentre Luke Skywalker è alle prese con il perfido Darth Fener (in realtà suo padre), un giovanissimo Harrison Ford/Ian Solo affiancato dalla bellissima Principessa Leila/Carrie Fisher atterra sulla luna boscosa di Endor.

Qui ad attenderli ci sono moltissimi nemici ed una missione pericolosa, ça va sans dire, da compiere.

Ma in tutti questi frangenti, un aiuto insperato viene in loro soccorso: sono gli Ewok, paffuti orsacchiotti che normalmente scalderebbero i sogni dei nostri bambini mentre qui si scoprono guerrieri coraggiosi e pieni di umanità.

Per forza, vivono sugli alberi!

Gli Ewok, con le loro case sugli alberi, con la loro semplicità, con la loro spontaneità, rappresentano nell’immaginario di George Lucas la naturalità dei rapporti che nascono dallo stretto rapporto di interdipendenza con piante, animali, forze della natura.

Un pianeta che potrebbe anche esistere ci ricorda come ancora oggi nel mondo ci siano popolazioni, piccoli nuclei nascosti nelle foreste, per cui quella fantasia è realtà, è necessità di sopravvivenza.

 

Alla scoperta dei Korowai

Ne avrete sentito parlare, forse, come della “casa più alta al mondo”: non basta certo mettere un record per limitare la tradizione abitativa della tribù Korowai, 3.000 anime sparse nelle foreste del sud est di Papua Nuova Guinea che fino al 1970 è probabile non avessero avuto contatti con altre popolazioni all’infuori della loro.

Le case sugli alberi della tribù dei Korowai sono parte integrante di un sistema di vita che prende tutto dalla natura circostante senza bisogno di chiedere nulla all’esterno per sopravvivere; ma dall’esterno, per mille motivi, ha bisogno anche di difendersi.

Ecco quindi nascere l’esigenza di alzarsi dal livello del suolo per costruire abitazioni, intrecciate alle cime degli alberi!

Tradizionalmente le tribù Korowai erano infatti cannibali (ora non più, anche se a volte lo fanno credere!): impedire ai clan rivali di catturare specialmente donne e bambini era una questione di vita o di morte.

Sopravvivere alla pari con tutte le altre forze naturali (animali, uomini, acqua, vento, sole, terra) ci riporta agli inizi dell’umanità, al tempo del primo homo sapiens, che con la forza dell’intelligenza ha imparato ad adattarsi a vivere in un mondo molto più grande, e forte, di lui.

 

La prima parte del nostro racconto termina qui: se la trama vi è piaciuta, ecco a voi il secondo capitolo!