Case sugli alberi, tra sogno e realtà – 2° parte

Tempi moderni?

Dall’immaginazione della favola o dalla realtà altrettanto mitica dei Korowai in Papua Nuova Guinea, il presente delle case sugli alberi non ha perso nulla del suo fascino.

L’idea del contatto diretto con la natura anche ai giorni nostri segue sostanzialmente i due binari del sogno e della realtà.

Rielaborata secondo le esigenze ed i desideri di una società, la nostra, che ha raggiunto tutto perdendo forse di vista il senso profondo dell’anima del mondo, la vita delle case sugli alberi sembra godere di rinnovata vitalità.

Proprio per le sue peculiari caratteristiche, che ci fanno sentire magicamente giovani, le storie da raccontare intorno alle case sugli alberi anche oggi non mancano: delle più grandi, più strane, più belle già sapete tutto (se volete scoprire e approfondire vi rimandiamo qui e qui).

Fedeli alla nostra idea, in questo secondo capitolo del racconto focalizzeremo l’attenzione, con uno sguardo che corre avanti ed indietro nel tempo, su cosa si muove al di là dell’Oceano e qui nella nostra Italia.

 

Da Bart Simpson a Pete Nelson, ovvero il sogno americano

Gli Stati Uniti sono da sempre famosi, oltre che per gli hamburger e l’Empire State Building, per la lunga tradizione della costruzione delle case sugli alberi.

Vivendo generalmente di contrasti, la società americana non si è fatta mancare un’urbanizzazione espansa, a volte alienante, in convivenza con una visione naif e preindustriale della vita di campagna. Ritmo della città vs. ritmo nella natura.

E’ così che tra le fronde di querce, larici, abeti hanno visto prendere forma progetti che si sono sviluppati fino alla Minister’s Treehouse di Crossville, in Tennessee, la più grande casa su un albero al mondo (o almeno così si dice; effettivamente le immagini a lato ci fanno intuire la sua mole).

Della famiglia gialla conosciuta sotto il nome di Simpson, non saremo noi a raccontare le gesta eroiche: solo vogliamo ricordare che, primi nella storia del cartoon americano, i figli della mano geniale di Matt Groening hanno ironizzato sugli stereotipi della società a stelle e strisce, estremizzando i suoi pregi ed i suoi difetti.

E dove si rifugia Bart per ribellarsi alle regole imposte?
Nella sua casetta sull’albero, quattro semplici assi di legno ed una scala inchiodata al tronco per un’ora di libertà.

Perché fuori dalla metropoli catodica del soggiorno si nasconde il mondo della fantasia, senza Tv, multicanale satellitare, videogame.

Oggi, come e più di ieri, negli Stati Uniti è tutto show business, ed ognuno può avere il suo minuto di celebrità.

E’ così che Pete Nelson, con la fortunata trasmissione televisiva “La mia nuova casa sull’albero”, ha portato alla ribalta l’arte di costruire case sugli alberi ad un pubblico esigente e stravagante.

Da un ranch di 80 metri quadrati sospesi in Texas ad una SPA di lusso a 90 metri di altezza, Pete Nelson trasforma il sogno in realtà per bambini di ogni età e rinverdisce i fasti della tradizione della costruzione delle case sugli alberi in giro per il mondo.

 

Gli ‘arboricoli’ dei Monti Pelati

E qui in Italia, si muove qualcosa?

Progetti ambiziosi e belli non mancano, ma solo uno fra loro si distingue non tanto per un aspetto estetico o funzionale, quanto per il suo significato sottostante: stiamo parlando del gruppo degli ‘arboricoli’ che vivono delicatamente e discretamente tra i boschi dei Monti Pelati, nel Canavese.

Grazie al suggestivo e vivo reportage realizzato da Antonio Gregolin nel suo blog, veniamo a conoscenza di questo nucleo di famiglie che hanno deciso di staccare completamente dal ritmo frenetico della vita in città per recuperare una dimensione naturale sospesa tra i carpini e i castagni di questo bellissimo bosco in Piemonte.

Se di singoli individui che hanno scelto la vita ‘arboricola’ abbiamo perso le tracce (o restano nella fantasia del Barone Rampante e dei ricordi di scuola), qui abbiamo il primo esempio al mondo di ritorno alle foreste con un progetto coerente, un altro stile di vita basato sulle radici di filosofia naturale e bioedilizia.

Ma non pensate che si tratti di sognatori o idealisti: tutti gli abitanti in questo progetto di vita sono professionisti (tra loro farmacisti, orafi, manager, ricercatori) che non hanno abbandonato il contatto con il mondo per rifugiarsi in una dimensione di fuga interiore.

Hanno, forse, solo capito che capire meglio la propria essenza nasce dal contatto diretto con il respiro della natura, non nel frastuono del ritmo urbano.

Simili nel rispetto ai Korowai in Papua Nuova Guinea, ma diversi perché abitanti dell’epoca post-moderna, questi visionari precursori hanno unito conoscenze tecnologiche all’amore per la semplicità naturale creando un villaggio integrato all’ambiente circostante e al tempo stesso dotato di tutti i comfort (non manca l’idromassaggio!) per permettere una vita connessa ed appagante.

“E ti vengo a cercare … perché in te vedo le mie radici” cantava Giovanni Lindo Ferretti: gli ‘arboricoli’ dei Monti Pelati le hanno trovate tra quelle degli alberi, segnando una strada diversa.

 

La seconda parte, e con lei anche il nostro racconto sulle case sugli alberi, termina qui: grazie per averci letto!

 

Case sugli alberi, tra sogno e realtà – 1° parte