Frei Otto, architettura sulle ali del vento

Pritzker Architecture Prize 2015 alla memoria

Ci sono momenti nella vita di un uomo che superano i confini della nascita e della morte, date indelebili per il ricordo dei posteri: è il caso emblematico del Pritzker Architecture Prize 2015, assegnato il 23 Marzo all’opera suggestiva e rivoluzionaria dell’architetto tedesco Frei Otto.

Morto il 9 Marzo di quest’anno, per pochi mesi non potrà presenziare fisicamente alla premiazione da parte dalla Hyatt Foundation: ma il premio più ambito in campo architettonico è come un suggello di eternità e riconoscimento che solo i grandi, da Renzo Piano a Sigheru Ban, hanno meritato.

Il 15 Maggio, a Miami, la cerimonia di premiazione celebrerà la sua vita e le sue opere senza tempo.

Per omaggiarlo e celebrarlo a modo nostro, vogliamo dedicargli questa piccola retrospettiva che, a volo d’uccello, si posa sulle sue opere dense di significato.

 

Leggerezza e protezione

“I have never done anything to gain this prize. My architectural drive was to design new types of buildings to help poor people especially following natural disasters and catastrophes. So what shall be better for me than to win this prize? I will use whatever time is left to me to keep doing what I have been doing, which is to help humanity. You have here a happy man.”

Ecco le parole di Frei Otto al momento dell’assegnazione del premio, segno di una modestia innata al suo geniale lavoro, sotto le righe dello show biz ed attento alle reali esigenze delle persone, assetate di protezione.

Vicino in questo all’opera del vincitore del Pritzker 2014 Sigheru Ban, Frei Otto in tutti i suoi lunghi anni di carriera è stato architetto, visionario, utopista, ecologista, pioniere di materiali leggeri, protettore delle risorse naturali.

Come un centro di irradiazione di nuove idee e nuovi concetti costruttivi, Frei Otto ha praticato un approccio olistico all’architettura in collaborazione con ingegneri ambientali e del paesaggio, biologi, filosofi, storici, artisti ed altri architetti.

Maestro indistinguibile, è stato il primo esploratore dell’utilizzo della leggerezza delle tensostrutture in architettura, elemento distintivo e firma di tutto il suo lavoro.

Coltivando il suo lato più sognatore, non ha mai smesso di ribadire attraverso le sue realizzazioni che l’architettura può essere la creatrice di un mondo migliore per tutti.

Per questo rimase attratto dalle strutture aeree, in contrasto con gli stilemi dell’architettura Nazionalsocialista sotto cui crebbe (rigida, pesante, autoritaria, statica): aperte alla natura e alla luce, efficienti, leggere e sostenibili, mosse, economiche, a volte temporanee, sempre “democratiche”, le creazioni di Frei Otto sono luoghi di incontro, dialogo, reciprocità ed apertura, luoghi della memoria e del presente.

“Where others saw mass as the solution, he offered lightness. Like the ancients and others that came before him, he questioned the origins of our assumptions by going back to nature and figuring it out for himself.”
Con il personale ricordo di Frank Ghery all’opera di Frei Otto, voliamo verso le sue opere più famose.

 

Emulando la morfogenesi naturale

Libera come un uccello che si alza in volo, l’opera di Frei Otto si spiega ed espande in eleganti archi che, fin dove è possibile immaginare, donano a forma e funzione l’invisibilità dell’aria che respiriamo e la bellezza della Natura che ammiriamo.

Il suo interesse per come sottili membrane tese su leggeri telai potessero rispondere alle forze aerodinamiche e strutturali, lo ha guidato in tutti gli anni verso lo sviluppo di uno stile particolare e seducente, immediato.

Tra le sue opere più significative e belle (solo nell’opera di Frei Otto ed Oscar Niemeyer si ritrova una ricerca di unione fra bellezza e funzione così consapevole e intensa), partiamo temporalmente dalla prima.

Tre leggere, minimali e temporanee strutture in tessuto di cotone realizzate per la Federal Garden Exhibition che si svolse a Kassel nel 1957 testimoniano fin dagli inizi della sua carriera una ricerca di armonizzazione fra umano e naturale, fra progettazione e ambiente.

Sono organismi leggeri e discreti, quasi un apostrofo tra gli alberi, pronti a lasciare il passo una volta terminata la loro funzione contingente.

La costruzione di modelli per determinare la migliore forma di un modulo e testarne il comportamento strutturale si esprime anche nella progettazione del padiglione tedesco per l’International and Universal Exposition a Montreal, in Canada, meglio conosciuta come Expo ’67.

Sempre nel campo della struttura temporanea, il padiglione tedesco diede a Frei Otto fama internazionale per quel suo precoce e spiazzante esempio di edifico solare passivo di grandi dimensioni.

Questa cifra espressiva si riscontra sempre nei suoi lavori, anche quando si richiede che durino nel tempo.

Siamo nel 1969: a Frei Otto viene assegnata la progettazione delle coperture delle principali strutture sportive per le Olimpiadi di Monaco di Baviera nel 1972.

In collaborazione con Günter Behnisch e Fritz Leonhardt, Frei Otto pensò ad una serie di membrane, tensostrutture e capote per coprire le strutture sportive e ad iperboliche tettoie per collegare gli edifici e proteggere i visitatori da pioggia e sole. Il risultato fu un organismo integrato ed armonico, che per un attimo oscura i tragici ricordi legati a quell’edizione dei Giochi Olimpici.

In evoluzione verso forme arboree e in dissolvimento a contatto con l’aria, sono gli ultimi due progetti che vi mostriamo.

E’ l’anno di Animals, siamo nel 1977, ed i Pink Floyd si stanno preparando al tour che li farà attraversare gli Stati Uniti. Frei Otto progetta per loro le strutture dei concerti: fiori surreali in cotone, di 4,5 metri di diametro, sono architetture musicali e metamorfiche che si accordano con le note psichedeliche della band britannica.

Trascorsi solo due anni, Frei Otto sposta la sua attenzione dagli animali in musica dei Pink Floyd a quelli ben più reali dell’Aviario nello Zoo di Monaco a Hellabrunndalla: gli intrecci si fanno sempre meno casuali!

La tenda, più che semplice struttura a rete, si spande per 5.000 metri quadri e si alza per 18 in altezza: nel corso della progettazione Frei Otto ha posto la sua attenzione sul creare una dimora per uccelli, non solo una gabbia, rispettando parametri etici oltre che progettuali per garantire loro sufficiente spazio di vita in un ambiente in cui potessero volare liberamente.

 

E’ questo senso di libertà che più ci stupisce in tutta l’opera di Frei Otto: un profondo senso di libertà umana e creativa che ha ispirato e continua ad ispirare generazioni di architetti.

“The more our own design research evolves, the more we learn to appreciate his pioneering works. He will continue to influence architects and engineers for generations to come.” (Zaha Hadid)

 

Photo credits:
@Archive Frei Otto
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@Christine Kanstinger
@Atelier Frei Otto Warmbronn