Giardini da film

Uno spazio da vivere, non solo da mostrare

Di volta in volta è divino, segreto, mi­sterioso. Può essere privato e intimo, smorzare il baccano delle tavolate di amici o proteggerti durante qualche buona lettura estiva. Talvolta è pubbli­co, per la gioia dei bambini, degli ani­mali e di chi ha tempo da dedicare alle passeggiate quotidiane; fatto sta che il giardino è uno spazio da vivere, non solo da mo­strare.

Sarà perché il giardino ha il compito di restituire l’illusione di un legame con la natura, di portarne almeno una piccola parte proprio lì, fuori dal portone d’in­gresso; oppure sarà perché il cinema e le riviste influenzano in modo subdolo le nostre scelte, fatto sta che, se esiste una tendenza, riguarda proprio un ritorno al naturale, alla ricerca di un’im­magine meno patinata e più vissuta. Il cinema e i magazine di interior design hanno fatto, come sempre, il resto.

E allora perché non provare a seguirlo questo curioso sentiero che lega l’uni­verso di celluloide a quello molto più concreto della progettazione di esterni, siano essi verande, corti o giardini?

 

La Toscana, il Chianti, il cotto imprunetino

Partiamo da noi. Dici Toscana e pensi subito alle colline, ai cipressi, al buon vino, a quel­la sorta di aurea magica che avvolge certi luoghi. Basta pensare al Chianti, dove transitò an­che Bernardo Bertolucci, innamoran­dosi follemente del territorio circostan­te Gaiole, sfondo perfetto per il volto sensuale di Liv Tyler. Pietra, qualche orcio, travi a vista e tanto cot­to, c’è poco da fare: è la nostra tradi­zione, forse ci vincola ma è vero anche che continua a influenzare gli architetti di mezzo mondo. E influenzò anche Bertolucci che scelse il Chianti per gi­rare Io ballo da sola. Sullo sfondo – o meglio sul fondo – pavimenti, scalini, e tanti altri dettagli rigorosamente in cotto. Li stessi che realizza un’azienda come Cotto Impruneta: la serie Fatto a Mano sembra uscita dal set del grande ma­estro romagnolo: stesse irregolarità, stessa tonalità e stesso calore delle pavimentazioni sotto le verande che nel film vedevano Jeremy Irons, Liv Ty­ler e tutte le altre star degustare vino e discutere dei grandi temi della vita.

 

Il giardino metropolitano: Londra

Spostandoci in ambienti più metropoli­tani cambiano i materiali e le soluzioni; le superfici si fanno più lisce e i volumi più ordinati: a volte sembra di avere a che fare con scacchiere precise e stu­diate a tavolino, che non possono fare a meno di lasciarsi influenzare dai ger­mi portati qui da culture lontane. È il caso di Londra, l’esempio miglio­re quando si parla di melting pot e del matrimonio tra storia e voglia di cam­biare. Qui il giardino di­venta spesso un prolungamento della casa e si compone di tasselli rubati a universi diversi, quello urbano e quello orientale su tutti. Cambia­no i rivestimenti, decking, gres o pietre, ma il resto lo fanno le piante e l’arredo del giardino che ricreano atmosfere in cui ti aspette­resti di trovare uno di quei personaggi fascinosi con il volto di Collin Farrel e gli occhi di Jude Law.

Per i rivestimenti è opportuno dare un’occhiata alla linea U (You) di Ceramiche Supergres, che con la sua superficie irregolare si sposa bene con vialetti di ghiaia, piante grasse o piccole aiuole. Ideale anche per chi adora lo stile minimale di certe corti interne.

 

La pietra: un materiale nobile

Infine la pietra, o meglio le pietre, che specialmente in Toscana riscuotono un enorme successo.

Messo in soffitta il vecchio porfido con relativa gettata di cemento, se si sce­glie la pietra lo si fa per ricreare un’at­mosfera, e non solo per approfittare della comodità che garantisce.

Per questo cresce la richiesta delle cal­caree, che permette di mettere in giardino un pezzo di Mediterraneo delle masserie pugliesi care a Sergio Rubini (L’amore ritorna, 2004) e a Pupi Avati (La se­conda notte di nozze, 2005). Perfette per disegnare passaggi, soprattutto in giardini con alberi da frutto, le pietre sempre di più vengono utilizzate come rivestimento per il bordo delle piscine, al posto dei soliti mosaici o del cotto. Tra l’altro questa soluzione non contra­sta affatto con i canoni estetici che vin­colano gran parte del nostro territorio, e quindi può rappresentare in tutto e per tutto una reale alternativa al cotto, sia quello classico che quello fatto a mano.

 

Tratto da rivista ceramicaecomplementi n.4