Going Underground

Il Tube londinese, icona pop

E’ un pezzo di storia londinese, britannica e, a questo punto, europea. Come tutte le leggende ha un nickname tanto semplice quanto evocativo: the Tube, il Tubo. E’ la metropo­litana di Londra, la London Underground, la linea ferroviaria sotterranea più antica del mondo.

Ad essa si lega un pezzo di storia: dall’epoca vittoriana che l’ha vista nascere, ai film di Hitchcock, dai bombardamenti della seconda guerra mondiale alla swinging London di Beatles e Stones fino alla ribellione anarchica di Clash e Sex Pistols: una babele di sto­rie, periodi e tendenze che si sono succe­dute divenendo mito, moda, modello.

150 anni, ma non li dimostra!

 

Uno stile inconfondibile

Alla base dello stile inconfondibile di sta­zioni come Oxford Circus, Hampstead o South Kensington c’è quel mix di genialità e Art Nouveau che caratterizza molti dei progetti di Leslie Green, l’architetto che nei primi del Novecento, neanche trenten­ne, disegnò quaranta stations londinesi, creando una serie di edifici tanto uniformi all’esterno, quanto variegati nei loro rive­stimenti interni. Così se fuori dominava (e in molti casi domina) il rosso patinato dei blocchi di maiolica, è lungo le pareti dei passaggi della metropolitana che Green dava sfogo alla sua creatività, approfit­tando della grandi capacità artigiane dei produttori britannici. Il risultato di tutto ciò è un contrasto coraggioso eppure unifor­me, che mescola le maglie larghe delle maioliche usate per gli edifici (in grandi lastre rosso fegato) ai fitti reticoli tracciati dalle piastrelle di ceramica, un mix capa­ce di avvolgere i passeggeri lungo tutto il loro percorso sotterraneo.

 

Ceramica e sense of humour

Le opere di Green hanno subito restauri e interventi nel corso degli anni. Solo in pochi casi il lavoro dell’architetto è stato stravolto, quasi sempre si è tentato di recuperare e replicare il suo stile, con risultati strabilianti che si fondano sulla sensibilità dei designers ma anche sull’e­levato standard qualitativo delle aziende produttrici. Aziende come la Cravenn Dunnil Jackfield, altamente specializzate e capaci oggi di proporre linee di cera­miche realizzate su misura e identiche a quelle di epoca Vittoriana.

In questo caso l’innovazione è costitui­ta proprio da questa sorta di perfetta ri­proposizione di stili e sagome del secolo scorso, ripresi in modo certosino e valo­rizzati dall’uso degli stessi materiali. Nes­suno spazio a toni opachi o a moderne porosità: nel Tube infatti le pareti restano tappezzate di piastrelle lucide e rigorosa­mente di piccole dimensioni.

Il risultato può essere apprezzato da tut­ti i turisti che transitano in quel dedalo di canali e scale mobili che è la metro londi­nese. Colori accesi e fantasie ludiche si alternano a passaggi più tradizionali in cui il bianco e il nero ricreano uno stile uni­co dando vita a un tessuto variopinto ma reso uniforme dalla massiccia presenza della ceramica e dal sense of humour che si respira in molte delle creazioni del de­sign d’oltremanica.

Basta pensare a stazioni come Baker Street in cui, anche grazie alle decorazioni delle piastrelle, si ricreano dei motivi che rimandano a storie e a personaggi legati a questi luoghi. In modo esplicito, come av­viene proprio a Baker Street Station, dove le pareti sono costellate dal profilo incon­fondibile di Sherlock Holmes, ma anche in modo implicito, grazie ai rimandi a quella Storia con la S maiuscola che è transitata da molte di queste stazioni (i bombardamenti tedeschi raccontati dalle vignette cult di Floc’h e Rivière).

 

Atmosfere Old England

Le tonalità che ancora oggi, in molti casi, possiamo apprezzare sono quelle clas­siche dell’epoca Edoardiana o Vittoriana: il celeberrimo verde bottiglia, il crema ab­binato con il marrone (come a Chalk Farm o ad Arsenal Station) ma anche il blu di Blackhorse Road e il bianco di Kennigton Road.

Colori classici e toni morbidi, che ricreano atmosfere tipiche della old En­gland ma che talvolta danno vita ad am­bienti molto più cool. Basti pensare a certi passaggi della Tottenham Court Station, in cui le piastrelle 9×3 cm bianche rivestono sia il pavimento che le pareti, lasciando spazio solo a due bande laterali verdi e rosse e alle locandine degli spettacoli in program­ma nei teatri della città.

 

Commistioni artistiche

Era inevitabile che la creatura pensa­ta da Green prima o poi allacciasse le­gami molto stretti con il mondo dell’arte. Troppo vicini questi due universi. Ancora oggi, soprattutto grazie agli sponsor, la metro ospita al proprio interno opere di artisti emergenti che trovano spazio nel­le pareti sotterranee. Ma tracce di arte le possiamo ritrovare anche scendendo a King’s Cross, dove le piastrelle di rive­stimento sono decorate con cuori e croci che rimandano inevitabilmente alla storia e al nome della stazione stessa.

Chi fa sosta a Oval Station si trova invece di fronte un altro tipo di celebrazione. In questo caso infatti la presenza delle pia­strelle in ceramica diventa un’occasione per celebra­re uno degli sporti più amati dai sudditi di Sua Maestà: il cricket. In Oval station però cambiano le tonalità e il verde botti­glia tipicamente british diventa smeraldo, e si alterna a toni più scuri, entrando in contrasto con il bianco che, ancora una volta, gli fa da cornice. Il risultato è un susseguirsi di sagome di giocatori impe­gnati in un match di cricket, ma anche un ulteriore esempio di capacità di rischiare e di ottenere soluzioni moderne, se voglia­mo anche estemporanee, con materiali e formati assolutamente classici.

In definitiva, con l’intervento nella metro­politana londinese, aziende come Craven Dunnil Jackfield e H&R hanno dato vita al più vasto progetto di rivestimento in piastrelle di ceramica di tutta la Gran Bretagna. Un progetto che mescola ripro­duzioni fedeli, stili classici e accostamenti coraggiosi; un progetto che si focalizza sulle possibilità offerte dal design e dai colori, lasciando che le “vecchie” piastrel­le di ceramica restino ancora l’anima della London Underground. Proprio come vole­va Leslie Green.