Le nuove frontiere dell’architettura, sostenibile ed estrema

Sviluppi di un’arte in cambiamento

Osservando il mondo con occhio attento possiamo intercettare le strade che l’architettura contemporanea sta tracciando verso il totale rinnovamento della sua arte, anticipando tendenze e futuri sviluppi.

Ricercando il filo conduttore, o i fili, che uniscono queste strade fra di loro ci accorgiamo che ad un sogno di eternità e grandezza si accompagna la necessità di abbracciare una visione olistica di equilibrio fra uomo e natura sintetizzata nella concretezza di una visione progettuale globale.

Se da un lato, soprattutto fra le grandi potenze emergenti, prevale la volontà di esprimere ed affermare la propria superiorità economica attraverso progetti ambiziosi, dall’altro lato, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, l’architettura si pone il problema di fino a che punto il concetto di “vivere bene” possa fare a meno del concetto di “costruire bene”.

I progetti che stiamo per raccontarvi ci condurranno per mano su queste strade parallele.

 

Da Google al ritorno all’acqua

Dopo il nostro racconto dedicato al progetto Apple Space Campus a Cupertino, è tempo di tornare in California, precisamente a Mountain View, la “casa” di Google.

Questi nomi, questi luoghi, sono entrati di diritto nell’immaginario moderno perché hanno modificato sensibilmente il nostro modo di interagire e comunicare, perfino di pensare, grazie all’intuizione geniale dei loro fondatori: simboli tecnologici del XXI° secolo come Olivetti o IBM lo sono stati nel XX°.

Il nuovo campus Google, progettato da BIG e Heaterwick Studio, sarà un sistema capace di adattarsi e mutare nel tempo, grazie ad elementi mobili e modulari, leggeri, versatili, pronti ad ampliarsi o a ridursi a seconda delle esigenze aziendali.

E sarà il trionfo della sostenibilità: pensiline fotovoltaiche e canopi solari produrranno energia elettrica pulita per i 361.000 mq del nuovo campus.

Progettato per diventare uno spazio di interazione urbana, il nuovo campus Google sarà un posto, nelle intenzioni degli architetti, in cui ci si vorrebbe andare il fine settimana.

I percorsi pedonali, le piste ciclabili, i giardini e le fontane, i bar e i bistrot, tutto diventerà parte di un unico grande sogno di ambiente urbano in cui l’artificiale si integra al naturale in un movimento continuo.

Più piccolo, ma non certo meno affascinante nella sua armonia, è il progetto Waternest: ideato dall’architetto Giancarlo Zema per l’azienda londinese EcoFloLife, è la prima casa galleggiante ed eco-sostenibile dotata di tutti comfort di un’abitazione contemporanea.

Quanto è normale per alcune popolazioni africane o asiatiche (scoprite le case galleggianti di Srinagar, in Kashmir), da noi risulta innovativo se inserito in un contesto abitativo fortemente cementificato ed energo-assorbente.

I 100 mq di Waternest sono stati infatti costruiti con materiali riciclati e riciclabili, vengono alimentati ad energia solare e sono totalmente autosufficienti da un punto di vista energetico.

Come nel nuovo campus Google, anche il design di Waternest è flessibile, capace di adattarsi ad ogni ambiente ed esigenza sia abitativa che lavorativa (immaginatela un lounge bar od un ufficio!) oltre a poter essere posizionato ovunque ci sia uno specchio d’acqua.

Arredi ecologici, realizzati su misura, completano gli interni mentre ampie vetrate e terrazze inondano gli ambienti di luce naturale appagando gli occhi con una vista unica sul panorama circostante.

Nella e per la natura, l’architettura moderna ritroverà la sua anima profonda.

 

Verso l’infinito ed oltre

Se 1.000 metri vi sembrano pochi, provate voi a immaginare cosa voglia dire prendere un caffè sopra le nuvole!

Letteralmente è proprio così, perché il progetto in costruzione della Kingdom Tower a Jedda ha dell’incredibile: una scheggia lanciata in cielo 170 metri più alta del Burj Khalifa di Dubai, attualmente il grattacielo più alto al mondo.

L’ambizioso progetto, progettato dallo studio di architetti di Chicago Adrian Smith + Gordon Gill Architectures, si innalzerà da terra per ben 200 piani.

Ciò che sembra paradossale, di fronte a questo gigante d’acciaio, è il suo aspetto sostenibile: un involucro ad alte prestazioni garantirà il massimo isolamento tra interno ed esterno, mentre tutte le superfici vetrate saranno basso-emissive.

Paradosso dei paradossi, nella terra del petrolio, tutto l’edificio sarà alimentato da un sistema a fonti rinnovabili.

Decisamente più interessante, a misura d’uomo e senza gli eccessi della corsa verso l’alto, è il progetto HOHO a Vienna, in fase di definizione da parte dello studio Rüdiger Lainer and Partner.

A fine lavori, con i suoi 84 metri HOHO sarà il grattacielo in legno più alto al mondo e batterà il record attualmente detenuto dal Forte Building di Melbourne, in Australia (immagine a lato).

La struttura portante e gli ambienti interni saranno costituiti per il 76% da legno, materiale che consente nella sua semplicità e funzionalità di armonizzare l’aspetto estetico con la resa energetica ed ambientale.

Secondo gli architetti, la scelta del legno come materiale privilegiato eviterà l’emissione di 2.800 tonnellate di Co2 in atmosfera rispetto ad una struttura equivalente in calcestruzzo, grazie alla sua capacità di assorbire anidride carbonica durante la crescita dell’albero.

Diciamo fortunati i suoi ospiti, turisti o viennesi, perché HOHO ospiterà al suo interno un albergo, vari appartamenti, un ristorante, un centro benessere ed uffici.

Una piccola città nella città, che vivrà, si muoverà, lavorerà, riposerà in un ambiente progettato non solo per la gloria ma per adattare le esigenze ed i piaceri della vita a quelli dell’architettura contemporanea, desiderosa di nuove, intelligenti, sfide.

 

Vogliamo chiudere con una citazione di Oscar Niemeyer, che riassume perfettamente il nostro viaggio: “L’architettura è un pretesto. Importante è la vita, importante è l’uomo!”