Moda e Architettura, matrimonio “fashion”!

Cambiamento in movimento

“Moda e architettura appartengono all’oscurità dell’attimo vissuto, alla coscienza onirica del collettivo”: la celebre frase di Walter Benjamin, tratta dagli appunti su Parigi capitale del XIX secolo, mette in relazione le strutture del corpo e quelle dello spazio.

Moda e architettura quindi si coniugano in funzione di quel “collettivo” che è un “essere sempre inquieto, sempre in movimento”. Per il filosofo tedesco strade e architetture sono “all’interno del collettivo, ciò che i processi organici, i sintomi della malattia o della salute, sono all’interno dell’individuo”.

Inevitabile partire da qui per iniziare a parlare della relazione tra moda e architettura, relazione certamente vivace negli ultimi anni più che mai.

 

Intreccio con la città

E’ fondamentale ricordare come, da quando la moda è arrivata compiutamente a potersi definire tale (ovvero con il delinearsi di una società di massa), e da quando l’architettura è arrivata a fungere da struttura portante del paesaggio urbano e dei luoghi collettivi dell’abitare, sia possibile parlare di una autentica relazione tra le due signore.

Una relazione che si esprime appieno, e in tutta la sua complessità, proprio nel Novecento, quando moda e architettura s’interrogano sulle funzioni, sui materiali, sulle forme di quello che Eleonora Fiorani ha chiamato l’“abitare il corpo” a cui si accosta, in una metafora inversa, il “vestire la città”.

Insomma, esiste un profondo intreccio tra moda e città: entrambe mutano con le stagioni, attraversano fasi e correnti più inclini a una tendenza o all’altra. Entrambe si arricchiscono attraverso la stratificazione di periodi diversi, anche dissonanti, che sommandosi creano nuove armonie.

Qualche esempio concreto? Prendiamo le città della moda. La Parigi del Settecento, la Londra degli Swimming Sixteen o la Milano da Bere, o ancora le nuove capitali del fashion: Tokyo, Hong Kong, Shangai.

In ognuna di queste realtà metropolitane è la moda, più di ogni altro elemento, a definire il brand della città: è attraverso la moda che l’agglomerato urbano diventa attraente nel mondo, che attira visitatori e si trasforma, ai loro occhi certo ma non solo.

 

Un gioco affascinante di contrasti

Boutique, vetrine e centri direzionali cambiano la fisionomia della metropoli, l’arricchiscono di colori e forme non convenzionali e le segnano con i loro enormi marchi appoggiati sulle facciate degli edifici.

Dai luminosi passages della Parigi ottocentesca, che arrivarono ad accendere la città, a trasformare un pezzo di essa in un salotto a cielo aperto, alle grandi vetrine di oggi, superfici trasparenti dalle forme plastiche oppure rigide, geometriche, come cubi caduti dallo spazio e incastonati nel grigio dell’asfalto.

I materiali stessi circolano tra i due ambiti e s’influenzano. Specchi e vetri segnano gli edifici così come le paillettes decorano i tessuti, il grigio si spoglia della sua valenza negativa e diventa tonalità ideale per giocare con le luci ed esaltare i colori.

L’unico punto fermo resta l’eleganza della leggerezza. Che si ottenga attraverso le superfici ampie, le trasparenze o i toni brillanti, l’importante è non appesantire, in architettura come nella moda.

 

Acciaio, vetro, luci oppure marmo, gres, parquet ricreano tessuti morbidi, flessibili e decorati.

Contrasti stupefacenti sono l’apoteosi di quanto si muove nelle nostre città, impegnate nella loro meticolosa opera di rivalutazione, rinnovamento, valorizzazione e riscoperta di una bellezza che non muore mai.