A New York il nuovo Whitney Museum è realtà

Architettura per l’arte

Fresco di inaugurazione il 1° Maggio 2015, la nuova “casa” del Whitney Museum a New York è l’ultima perla architettonica progettata da Renzo Piano e dal suo studio.

La nuova costruzione è una sfida che si inserisce, celebrandola, nella frizzante comunità di artisti del Meatpacking District, tra Chelsea ed il Greenwich Village, sulle rive dell’Hudson River, quartiere di tendenza per eccellenza della Grande Mela.

Dalla sua fondazione nel 1930 per opera di Gertrude Vanderbilt Whitney, il Whitney Museum ha accresciuto notevolmente le sue collezioni, che esigevano una sede più ampia, spazialmente aperta al confronto e al dialogo fra visitatori ed opere d’arte.

E nell’immagine qui a lato potete vedere quanto contrasto ci sia fra il brutalismo tipico degli anni ’60 di Marcel Breuer e le architetture leggere e sospese scelte da Renzo Piano per il nuovo museo, fra il cemento che si fa struttura compatta, ancorata a terra, ed il vetro e l’acciaio che librano e si innalzano in cielo.

 

Spazi di luce e di vita

“The design for the new museum emerges equally from a close study of the Whitney’s needs and from a response to this remarkable site. The first big gesture, then, is the cantilevered entrance, which transforms the area outside the building into a large, sheltered public space.

At this gathering place beneath the High Line, visitors will see through the building entrance and the large windows on the west side to the Hudson River beyond.”

Nel nuovo Whitney Museum, la cifra architettonica di Renzo Piano si esalta nella pulizia di linee e spazi aperti, nella luce che attraversa le sue strutture di metallo e riverbera attraverso le pareti in vetro, proprio come nelle sue opere più celebrate, dal Centre Pompidou all’Acquario di Genova, dalla CalAcademy of Sciences al Centro culturale Jean Marie Tjibaou.

Fortemente asimmetrica, la struttura del Whitney Museum dialoga con il carattere architettonico industriale degli edifici circostanti, affermando la sua anima di contemporanea scultura nella massa lineare del lato ovest che trova contrappunto nei luminosi ripiani a terrazzo e passerelle vetrate discendenti verso la High Line.

Rispondendo più ad un’esigenza di totale immersione che di voluta spettacolarizzazione, il nuovo Whitney Museum accoglie il pubblico con una piazza di condivisione poggiante su pilastri, per poi innalzarsi verso i 6.000 mq dei suoi otto piani, di cui 1.200 all’aperto, e nei 1.700 mq della più vasta galleria d’arte senza colonne di tutta New York, dedicata alle esposizioni temporanee.

Nel loro sviluppo Renzo Piano sembra essere ritornato alle origini della sua produzione: dal Centre Pompidou al nuovo Whitney è lo scheletro strutturale a creare i volumi, gli spazi per l’arte e la condivisione, volutamente sottolineato e svelato anziché nascosto. Meno eccessivo e più lineare, si fa essenza monocromatica al servizio della creatività.

Last but not least, l’utilizzo di materiali e tecnologie sostenibili, tra cui legno di recupero per le pavimentazioni, sistemi di illuminazione naturale, luci LED, hanno reso il nuovo Whitney uno dei primi musei a New York ad ottenere la certificazione LEED.

 

Panoramica sull’arte americana

Offrendo ai visitatori la più comprensiva collezione al mondo di arte americana moderna e contemporanea, tra gli ampi spazi del Whitney Museum si potranno ammirare qualcosa come 20.000 opere di artisti quali Josef Albers, David Byrne, Andy Wharol, Jackson Pollock, Robert Mapplethorpe, Cy Twombly, solo per citarne alcuni.

Oltre all’immensa collezione permanente, il museo sarà il fulcro delle esposizioni temporanee con un focus privilegiato sulle tendenze contemporanee dell’arte: pittura, scultura, videoarte, installazioni, fotografia, performance saranno ugualmente rappresentate.

In un’ottica di continua crescita è significativo il programma di collaborazione sottoscritto fra il Whitney ed il Metropolitan Museum of Art per un periodo di otto anni, con la possibilità di estenderlo anche in seguito.

Settantacinque anni di vita dedicata alla promozione dell’arte hanno visto passare tra le sale del Whitney le più diverse tendenze culturali americani.

Per riesaminare la storia dell’arte negli Stati Uniti dall’inizio del XX secolo al presente, la mostra inaugurale America is Hard to See è una visione d’insieme per celebrare la capacità degli artisti di sviluppare forme visuali sempre in cambiamento, rispondenti alla cultura degli States.

Oltre 600 opere esprimono temi, idee, punti di vista e passioni in lotta e collaborazione con le convenzioni stabilite.

 

America is Hard to See sarà aperta fino al 27 Settembre ma il Whitney Museum, nel cuore di New York, vi aspetta sempre e, per dirla con le parole di Renzo Piano, vi sentirete al centro del mondo: “Here, all at once, you have the water, the park, the powerful industrial structures and the exciting mix of people, brought together and focused by this new building and the experience of art.”

 

Photo credits:
@Timothy Schenk
@Ed Lederman
@Nic Lehoux
@RPBW