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Ronald Van Der Hilst: con un fiore in testa

Il tulipano, soggetto semplice e complesso

A Ronald Van Der Hilst si riconosce l’enorme merito di avere trasformato un soggetto tradizionale, un tulipano, in un vero e proprio tratto stilistico.

Designer olandese e progettista profondo, lontano dai trend che durano una stagione, ha iniziato la sua carriera come progettista di paesaggi, e questo ambito ancora oggi influenza con forza la sua opera.

 

La sua storia inizia con la progettazione di giardini e le sue origini influenzano ancora la sua attività. Quanto può darle ancora quest’universo in termini d’ispirazione?
Lavoro ancora come architetto paesaggista ma fino a poco tempo la progettazione di giardini e di prodotti erano per me due cose differenti, completamente scollegate, ad eccezione del tema floreale: non utilizzavo i tulipani nei miei giardini e gli altri progetti non avevano niente a che fare con i miei giardini. Adesso sto creando ponti tra loro e ciò mi consente di sperimentare nuove fonti di ispirazione. La progettazione di giardini è lenta perché occorrono vari anni prima di poter vedere il risultato della propria creazione, piante e alberi devono crescere. E anche allora si tratta di un processo in continua evoluzione: le situazioni cambiano a causa della crescita, degli influssi meteorologici, della luce, dei danni causati dal cattivo tempo, dalla siccità, ecc. È anche questo che rende l’arte del giardinaggio così interessante: si spera in una crescita e in uno sviluppo favorevole, ma si tratta di un sogno.

 

Non teme che il tulipano possa divenire un’ossessione e distoglierla da altre fonti d’ispirazione?
Non ho mai avuto, nemmeno per un momento, la sensazione che la mia fonte d’ispirazione si stesse esaurendo a causa di un tema limitato. Al contrario: la sensazione è di freschezza e vividezza e l’elenco di cose che desidero realizzare con questo tema si allunga con ogni progetto che faccio. Non ho mai programmato, dal punto di vista commerciale, cosa fare perché tutto è iniziato per divertimento, un divertimento che è addirittura aumentato. Naturalmente la cosa si è fatta seria, ma la passione non manca e io mi lascio trascinare proprio da essa.

 

Quanto sono importanti le superfici e i materiali? Influenzano le sue creazioni, sono addirittura il loro punto di partenza o cos’altro?
Non sono importanti, sono essenziali! La cosa più importante, per me, è che non esiste un unico tipo di forma, ma qualcosa di più che ne garantisce la qualità. Guardando e toccando la superficie Ceramica Bardelli si assapora la qualità.  Nell’ampia gamma di progetti di cui mi occupo, l’elevato livello dei materiali e delle tecniche è – ad eccezione del tema – ciò che li accomuna.

 

Quali sono i materiali del futuro?
Sono fermamente convinto che la qualità è la scelta da fare per muoversi in una direzione sostenibile. Meglio avere un solo pezzo di qualità pregiato, che dieci pezzi allo stesso prezzo, ma che non vale la pena conservare. Penso che siamo solo all’inizio dello sviluppo di materiali intelligenti e di qualità. Dobbiamo avvicinarci alla natura o essere ispirati da essa. Come il fiore di loto è dotato di un sistema di auto pulizia, tanto che mangiandone le radici possiamo purificare il nostro corpo, è probabile che anche i materiali realizzati con il loto abbiano lo stesso effetto. I materiali per i prodotti di consumo non dovrebbero più essere intesi come prodotti finali che perdono qualità dopo il riciclaggio: devono essere parte dell‘ecosistema.

 

Se un bambino dovesse chiederle che cosa è il design che cosa risponderebbe?
Direi questo: immagina il tuo personaggio preferito di un film o di un libro. Prendi un pezzo di carta e con questo realizza una sedia che assomigli al tuo idolo. Taglia e piega. Non usare colla. Alla fine distendi tutti gli elementi e rimettili insieme fino ad ottenere la forma originale della carta. Spiega ad un tuo amico o ad una tua amica come fare questa sedia e dì a lui o a lei perché questa sedia rappresenta al meglio il tuo idolo. Ecco una concettualizzazione del modello sedia.

 

Tratto da rivista ceramicaecomplementi n. 10

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Ronald Van Der Hilst: con un fiore in testa

Il tulipano, soggetto semplice e complesso

A Ronald Van Der Hilst si riconosce l’enorme merito di avere trasformato un soggetto tradizionale, un tulipano, in un vero e proprio tratto stilistico.

Designer olandese e progettista profondo, lontano dai trend che durano una stagione, ha iniziato la sua carriera come progettista di paesaggi, e questo ambito ancora oggi influenza con forza la sua opera.

 

La sua storia inizia con la progettazione di giardini e le sue origini influenzano ancora la sua attività. Quanto può darle ancora quest’universo in termini d’ispirazione?
Lavoro ancora come architetto paesaggista ma fino a poco tempo la progettazione di giardini e di prodotti erano per me due cose differenti, completamente scollegate, ad eccezione del tema floreale: non utilizzavo i tulipani nei miei giardini e gli altri progetti non avevano niente a che fare con i miei giardini. Adesso sto creando ponti tra loro e ciò mi consente di sperimentare nuove fonti di ispirazione. La progettazione di giardini è lenta perché occorrono vari anni prima di poter vedere il risultato della propria creazione, piante e alberi devono crescere. E anche allora si tratta di un processo in continua evoluzione: le situazioni cambiano a causa della crescita, degli influssi meteorologici, della luce, dei danni causati dal cattivo tempo, dalla siccità, ecc. È anche questo che rende l’arte del giardinaggio così interessante: si spera in una crescita e in uno sviluppo favorevole, ma si tratta di un sogno.

 

Non teme che il tulipano possa divenire un’ossessione e distoglierla da altre fonti d’ispirazione?
Non ho mai avuto, nemmeno per un momento, la sensazione che la mia fonte d’ispirazione si stesse esaurendo a causa di un tema limitato. Al contrario: la sensazione è di freschezza e vividezza e l’elenco di cose che desidero realizzare con questo tema si allunga con ogni progetto che faccio. Non ho mai programmato, dal punto di vista commerciale, cosa fare perché tutto è iniziato per divertimento, un divertimento che è addirittura aumentato. Naturalmente la cosa si è fatta seria, ma la passione non manca e io mi lascio trascinare proprio da essa.

 

Quanto sono importanti le superfici e i materiali? Influenzano le sue creazioni, sono addirittura il loro punto di partenza o cos’altro?
Non sono importanti, sono essenziali! La cosa più importante, per me, è che non esiste un unico tipo di forma, ma qualcosa di più che ne garantisce la qualità. Guardando e toccando la superficie Ceramica Bardelli si assapora la qualità.  Nell’ampia gamma di progetti di cui mi occupo, l’elevato livello dei materiali e delle tecniche è – ad eccezione del tema – ciò che li accomuna.

 

Quali sono i materiali del futuro?
Sono fermamente convinto che la qualità è la scelta da fare per muoversi in una direzione sostenibile. Meglio avere un solo pezzo di qualità pregiato, che dieci pezzi allo stesso prezzo, ma che non vale la pena conservare. Penso che siamo solo all’inizio dello sviluppo di materiali intelligenti e di qualità. Dobbiamo avvicinarci alla natura o essere ispirati da essa. Come il fiore di loto è dotato di un sistema di auto pulizia, tanto che mangiandone le radici possiamo purificare il nostro corpo, è probabile che anche i materiali realizzati con il loto abbiano lo stesso effetto. I materiali per i prodotti di consumo non dovrebbero più essere intesi come prodotti finali che perdono qualità dopo il riciclaggio: devono essere parte dell‘ecosistema.

 

Se un bambino dovesse chiederle che cosa è il design che cosa risponderebbe?
Direi questo: immagina il tuo personaggio preferito di un film o di un libro. Prendi un pezzo di carta e con questo realizza una sedia che assomigli al tuo idolo. Taglia e piega. Non usare colla. Alla fine distendi tutti gli elementi e rimettili insieme fino ad ottenere la forma originale della carta. Spiega ad un tuo amico o ad una tua amica come fare questa sedia e dì a lui o a lei perché questa sedia rappresenta al meglio il tuo idolo. Ecco una concettualizzazione del modello sedia.

 

Tratto da rivista ceramicaecomplementi n. 10