Sulle ali del dragone

La Città Proibita di Pechino, cuore antico della capitale cinese

All’interno della Città Proibita di Pechino, patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1987, vivono ancora simbologie e leggende religiose, maestosi palazzi e un dedalo di strade che tessono la pianta di questo luogo senza tempo.

 

Preziosi materiali

Costruito in poco meno di quindici anni, dal 1406 al 1420, lo Zijin Cheng – letteralmente “la città purpurea” – è formato da 980 edifici legati alla simbologia astrologica cinese. Il nome della città infatti rimanda alla stella del Nord che nell’antica Cina veniva chiamata Ziwei, viola appunto. Come la stella era la residenza dell’imperatore dei cieli, così la Città Proibita lo era dell’imperatore terreno che aveva la facoltà di impedire a chiunque di entrare o uscire dalla città. La sua costruzione, voluta dall’imperatore Yongle – il terzo della dinastia Ming – richiese l’impiego dei materiali più preziosi dell’epoca, a partire dal legno Phoebe zhennan, una qualità speciale prelevata nelle foreste della Cina meridionale e utilizzata per la struttura e per le decorazioni degli edifici. E poi tanto marmo, estratto dalle cave presenti nelle vicinanze di Pechino, e soprattutto gli jīnzhuān, ovvero i prestigiosi mattoni dorati, realizzati nella città di Suzhou e utilizzati per i pavimenti delle sale più prestigiose dei palazzi imperiali.

 

La ceramica decora e le statue proteggono

Al centro di tutto questo immenso progetto urbanistico, architettonico, decorativo vi è la ceramica, un materiale che si lega indissolubilmente alla storia della Cina.

Probabilmente in pochi sanno che ogni tetto della Città Proibita è costituito in larga parte proprio da ceramica: linee di displuvio, linee di gronda e le stesse linee di colmo sono infatti rivestite da particolari “coppi” in ceramica di forma circolare che segnano la sagoma del tetto e contribuiscono a dar vita a vere e proprie opere d’arte, arricchite dalla presenza di icone religiose. Il numero di queste figure, statuette religiose, testimonia l’importanza di ogni palazzo: da tre a cinque statue sacre vigilano sui palazzi minori, mentre dieci di esse proteggono il Palazzo della Suprema Armonia, a conferma del prestigio e dell’importanza di questa struttura.

 

Giallo, il colore imperiale

Il colore prediletto è rigorosamente giallo, e non a caso. Il giallo, nell’antica cultura cinese, era infatti il colore dell’imperatore e della sua famiglia: per questo tutti i tetti degli edifici, le decorazioni dei palazzi, i pavimenti sono realizzati con elementi tinteggiati di giallo.

Se le ceramiche e le porcellane della dinastia Ming sono considerate tra gli oggetti più ambiti dai collezionisti di mezzo mondo, ancora non tutti sanno quanti metri quadrati di ceramica monocroma siano presenti sopra i tetti della città proibita di Pechino. Anche a loro, almeno in parte, spetta il compito di vigilare sulla città, ma soprattutto di raccontare la storia di una cultura tanto ricca quanto antica e misteriosa.

 

Tratto da rivista ceramicaecomplementi n. 2