Persia: terra di storia, arte e ceramica

Il crocevia tra Oriente ed Occidente

La Persia, terra di conquiste e gloriose dinastie, ma anche di arte, architettura, eleganza, preziosi rivestimenti, è una delle culture più complesse ed affascinanti della storia dell’umanità, baricentro dell’equilibrio tra Occidente e Oriente.

Oggi invece l’attrazione verso quella terra rischia di essere condizionata dalle vicende di politica internazionale, anche se molte delle meraviglie della sua epoca d’oro restano intatte. Soprattutto nella regione di Yazd, nel cuore dell’Iran, dove moschee e monumenti raccontano il glorioso passato civile ed artistico dei persiani.

 

L’arte nel deserto

Yazd è una zona difficile, coperta per lo più da deserti e battuta da venti costanti, una natura impervia (qui si possono incontrare chilometri di deserti ma anche montagne che superano i 4.000 metri) che fa da sfondo ad alcuni centri urbani fra cui Yazd City, Isfahan (Esfahan in persiano) e Barman: questo mix di elementi che lega bellezze naturali, storia, arte e architettura, ha dato vita a una delle zone più ricche, da un punto di vista culturale, di tutto il Medio Oriente.

 

La Moschea del Venerdì di Isfahan

Costruita durante l’impero dei Selgiuchidi (sec. XI – XIII), la Moschea del Venerdì di Isfahan rappresenta il simbolo dell’enorme vitalià artistica ed architettonica vissuta dalla Persia sotto la dominazione dei Selgiuchidi.

Con i Selgiuchidi l’arte della ceramica conobbe picchi di eccellenza senza precedenti e iniziò a divenire molto utilizzata anche per la decorazione degli interni. Negli interni delle moschee e di alcuni palazzi cominciano infatti a comparire le piastrelle di ceramica con la famosa decorazione a lustro metallico (che permette di ottenere riflessi metallici attraverso una terza cottura riducente) applicando sali metallici o metalli nobili sullo smalto stannifero già cotto. Accanto a queste ultime iniziano anche ad essere molto usate le famose ceramiche policrome (mina’i), sia per la realizzazione di oggetti che per l’applicazione parietale. E forse proprio questa fu la vera grande novità introdotta dai Selgiuchidi, che scelsero di sfruttare la grande produzione delle officine ceramiche per abbellire palazzi e moschee.

 

Architettura monumentale e nuovi canoni estetici

A cavallo tra il XIII e il XIV secolo l’architettura si sviluppò in senso monumentale, con una ricerca più mirata sulle proporzioni e sull’effetto colossale che esse dovevano garantire. I Mongoli introdussero in Persia elementi di grandissimo impatto estetico e che, nell’immaginario comune, si legano fortemente al Medio Oriente.

Se fino a quel momento la ricchezza delle decorazioni era stata una caratteristica tipica degli interni, con i Timuridi sparisce questa differenza ed i rivestimenti iniziano a essere utilizzati anche per gli esterni. Le piastrelle di ceramica quindi avvolgono, letteralmente, i monumenti e insieme alle cupole bulbose sorrette dagli alti tamburi (anch’esse tipiche dell’Estremo Oriente, dell’India in particolare) danno vita ad edifici maestosi e ricchi di decorazioni.

 

Raffinati decori, mosaici e miniature

Accanto a questa tendenza monumentale si sviluppano contemporaneamente arti estremamente raffinate: il mosaico diventa un elemento distintivo delle moschee, in special modo il mosaico ceramico nelle moschee di Tabriz e di Forumad, ma anche fuori dai luoghi di culto l’arte della miniatura e quella della tessitura raggiungono livelli di eccellenza.

In campo architettonico la nuova vitalità non si segnala per una rottura troppo netta con i precedenti schemi, anche se nell’edilizia si torna all’antica concezione asiatica di tradizione nomade per la quale gli spazi si moltiplicano e le funzioni risultano disaggregate. Un esempio tipico di questa tradizione è il Palazzo del Parco di Isfahan, dove numerosi padiglioni, distribuiti in un grande parco, danno vita a un concetto di palazzo capillare e diffuso.

 

Passato, presente e futuro dell’arte ceramica persiana

Questa ricchissima tradizione storico-artistica non restò però isolata solo all’area Mediorientale.

Fin dall’XI secolo infatti si strinse un solido rapporto con alcuni centri dell’Occidente, su tutti Salerno, che all’epoca del suo apogeo importava ceramiche sia dal Medio Oriente sia dal Maghreb, alimentando una produzione già florida grazie al lavoro delle officine ceramiche del Sud Italia.

Questo forte legame con l’Occidente è destinato a proseguire anche ora: le tendenze del design, gli appuntamenti internazionali e la qualità dei prodotti hanno fatto sì che il mercato estero per le imprese iraniane sia diventato un palcoscenico di grandissima importanza, tanto che qualcuno sostiene che l’Iran, nei prossimi dieci anni, possa divenire il maggior esportatore al mondo di piastrelle di ceramica.

A fronte di una situazione socio-politica molto delicata, sembra che la grande tradizione persiana legata alla produzione di ceramica e di rivestimenti sia destinata a proseguire, puntando su quelle caratteristiche che hanno segnato tutta la sua storia: colore, eleganza e grande raffinatezza delle decorazioni.